Cenni storici
Nel 1737 il Re di Napoli Carlo di Borbone
e la sua futura consorte Maria Amalia di Sassonia, tornando
da Castellammare per una battuta di pesca, in seguito ad una
tempesta approdarono al Granatello. Affascinato dalla bellezza
del luogo, il re dispose la costruzione di una reggia per
il soggiorno estivo. In realtà, motivazioni strategiche avevano
suggerito l’idea della reggia per difendere la costa di fronte
all’espansione delle potenze marittime inglesi ed austriache.
Il progetto della Reggia di Portici fu affidato nel 1738 all’ingegnere
militare Antonio Medrano, sostituito poi nel 1741 dal Canevari.
Il nuovo edificio assorbì e trasformò le proprietà preesistenti
che furono integrate in un unico grande impianto reale che
si estende dal mare alle falde del Vesuvio, diviso in due
dall’antica strada delle Calabrie.
Nel 1752 succede al Canevari Luigi Vanvitelli che interviene
con opere di completamento del progetto del Canevari e opere
di miglioramento dell’acquedotto. A partire dal 1761 anche
Ferdinando Fuga entra a far parte della schiera di progettisti
del sito, ampliando il Museo Hrculanense e progettando, forse,
l’area del Gioco del Pallone con il Casino annesso, nel bosco
superiore della Reggia. A questo folto gruppo di architetti
se ne aggiunse un altro di artisti che si occuparono della
decorazione degli interni e dell’arricchimento del parco con
fontane e statue; tra essi spiccano i nomi di Canart, Bonito,
Panza, Corsini, Gamba, Re.
Herculanense Museum
Oltre alla bellezza del sito e il riconosciuto
valore di baluardo militare della città, avevano inciso sulla
scelta del sito, da parte del Re, i primi ritrovamenti di
antichi reperti romani, che avevano attirato già molti nobili.
Riccamente ornata di statue e fontane di scavo era infatti
la splendida villa sul mare del Principe d’Elboeuf, che Re
Carlo poi acquistò.
Furono proprio i preziosi oggetti riportati alla luce dagli
scavi di Ercolano e Pompei che determinarono la nascita del
Museo Herculanense. In un primo momento le antichità ritrovate
furono accumulate in deposito negli ambienti reali; solo successivamente
nacque l’idea di realizzare un vero e proprio museo. La formazione
del Museo Herculanense ha inizio sin dal 1750, ma l’inaugurazione
ufficiale avvenne nel 1758. Originariamente il museo fu istallato
in un edificio già esistente ed inglobato al Palazzo reale,
identificato come il Palazzo Caramanico; ancora oggi è visibile
l’antico cancello d’entrata del museo. Il museo fu poi trasformato
e ampliato di continuo per dare decorosa sistemazione all’enorme
mole di oggetti da sistemare per cui si ampliò verso altre
zone del Palazzo. Le collezioni comprendevano bronzi, marmi,
pitture e mosaici che spesso venivano restaurati con particolari
tecniche settecentesche. Il Museo Herculanense rappresenta
un museo di incommensurabile valore; un episodio straordinario
nella storia delle collezioni che si distinse dai vecchi gabinetti
di antichità per la disposizione degli oggetti ordinati secondo
categorie e per l’esposizione insolita di reperti di vita
quotidiana, come la ricostruzione di un’antica cucina.
Nel 1799, con la rivoluzione francese, la corte reale fuggì
a Palermo portando con se 60 casse piene di numerosi reperti;
in occasione della nuova fuga, avvenuta nel 1806, portò via
altre 11 case di antichità. In questi anni Giuseppe Bonaparte
ordinò il trasporto delle antichità rimaste a Portici nel
Museo di Napoli. Solo nel 1818, in occasione del rientro a
Napoli della corte borbonica, le casse conservate a Palermo
furono trasferite nel nuovo museo di Napoli. Il Museo di Portici
trovò così la sua fine, anche se il trasferimento delle pitture
parietali venne concluso solo nel 1827. |